Ricercatore di formazione, esploratore per vocazione: dalla biologia molecolare alla narrazione dell'animo umano.
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Lucio Lucadamo nasce ad Avellino nel febbraio del 1961 ma presto si trasferisce a Napoli, dove trascorre adolescenza e gioventù, prima conseguendo il diploma di Maturità Classica presso il Liceo Gian Battista Vico e poi la Laurea in Scienze Biologiche con indirizzo Biomolecolare all'Università Federico II.
Già prima di frequentare l'ateneo partenopeo si era sperimentato con la pratica letteraria, imbastendo romanzi brevi di genere "science fiction" che ne avevano promosso la creatività. Poi l'immersione nel mondo accademico ha salutato quelle esperienze senza tuttavia rimuoverne l'ispirazione, semplicemente accomiatata in attesa di tempi più propizi.
È iniziata quindi "l'avventura" universitaria: prima come semplice tirocinante, poi borsista CNR, e successivamente tecnico laureato assunto presso l'Università della Calabria. E sempre qui è diventato ricercatore, ruolo che ancora oggi svolge con senso di dedizione, mosso dal continuo istinto di "imparare" attraverso l'osservazione e l'interpretazione della realtà — un processo che non ha mai fine, e per questo di enorme promozione interiore.
Per scoprire che poi, in fondo, il senso della "scoperta" è una meravigliosa sensazione perfettamente mutuabile anche attraverso l'esplorazione dell'universo interiore, forse una leva anche più potente perché non costretta da limiti e convenzioni, capace di un maggiore senso della prefigurazione.
E così il letterato adolescente si è scoperto adulto, si è messo davanti alla tastiera del PC, memore di quella dell'Olivetti elettrica su cui aveva impresso le prime tracce romanzate, ed è risalito sull'astronave tirata a lucido, ora non più diretto verso lo spazio stellare ma verso il mondo terrestre, desideroso di vivere stati immersivi dove trovare e descrivere la saldatura tra la dialettica emotivo-razionale dell'essere umano — l'eterno Narciso e Boccadoro — e la capacità di coniugarla in prassi che determina la storia individuale e collettiva.
L'eterno Narciso e Boccadoro: la saldatura tra la dialettica emotivo-razionale dell'essere umano e la capacità di coniugarla in prassi che determina la storia individuale e collettiva.









Aishwayra Jai è un ufficiale donna presso la Bandra Police Station di Mumbai. Figlia di un uomo dagli illustri trascorsi nella polizia, vive una sofferta relazione con la street artist Lalima Gamesh, al punto da rivolgersi all'esperienza psicoanalitica del suo Pandit Narendranath Chaudary. Dovrà indagare su due omicidi aventi come vittime la giornalista d'indagine Tejal Mittal ed il commilitone anziano Chirag Nita. Nel corso della narrazione incontrerà personaggi simbolo delle contraddizioni dell'India moderna, tra intrighi, sfruttamento e riscatto, fino a scoprire il torbido legame che unisce i suoi protagonisti a un passato mai sepolto.
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