
Il mio pandit preferito
Aishwayra Jai è un ufficiale donna presso la Bandra Police Station di Mumbai. Figlia di un uomo dagli illustri trascorsi nella polizia, vive una sofferta relazione con la street artist Lalima Gamesh, al punto da rivolgersi all’esperienza psicoanalitica del suo Pandit Narendranath Chaudary. Dovrà indagare su due omicidi aventi come vittime la giornalista d’indagine Tejal Mittal ed il commilitone anziano Chirag Nita. Nel corso della narrazione incontrerà personaggi simbolo delle contraddizioni dell’India moderna quali Indulala Ranga, donna riscattatasi dal destino del “dheere bolo” impiegata presso il Bandra Kurla Complex o Akriti Chandrosekar, figlia di Jograi, notabile politico della città, e sposata con Taresh Nita (figlio di Chirag) impegnata con il consorte nella creazione di un esperimento di economia-sociale la “Krishna Farm”. Le indagini porteranno Aishwayra a scoperchiare la torbida consorteria tra Chirag e Jograi scoprendone il coinvolgimento nella gestione di una fabbrica di tessuti ove ragazze operaie sono sfruttate anche dal punto di vista sessuale, come pure l’autorialità di Chirag nell’omicidio della Mittal che indagava su tale azienda. E nella vicenda troveranno posto anche Mani Rai, il compagno di Tejal Mittal impegnato in una ONG (Reborn Hopes) nel recupero dei bambini di strada, Budhil Subram, anch’egli artista come Lalima di cui è innamorato senza speranza, e pur ripagato da costei sotto forma di viva amicizia ed Ahaladita Kapoor la Colf di Aishwayra, donna intransigente e bigotta che scopre l’omosessualità della padrona ed è rosa dal dubbio se denunziarla o meno temendo di cadere anch’essa in disgrazia. Verrà in fine alla luce il responsabile della morte di Chirag Nita: il tenente Eknath Rostagi, figlio-nipote di Chirag nato dall’incesto con la figlia Snesh, per questo suicidatasi, e dato in adozione poco più che neonato. La denunzia di Ahaladità causerà il crollo del mondo di Aishwayra che troverà il coraggio di riscattarsi nella Reborn Hopes.
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