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Pasquale Cavalera

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Pasquale Cavalera

Chi sono

La mia storia

Pasquale Cavalera, nato a Galatina il giorno di Ferragosto del 1983, vive da sempre nel cuore pulsante del Salento.

In Pasquale coesistono due spiriti distanti e complementari che si intrecciano in un connubio unico: l'ingegnere e lo scrittore.

Può sembrare strano, ma questa coesistenza ha permesso a Pasquale di scrivere diverse opere e di gestire la sua Agenzia letteraria "Storie di Libri".

Chi è Pasquale scrittore?

Pasquale scrittore si definisce così:

"Una vastità di pensieri in un circuito all’apparenza chiuso contestualizza nella mia mente personaggi e situazioni, in un loop virtuoso dotato di una propria essenza. Il ventre impone rapidità di azione, smorzando il respiro nel petto compresso, fino quasi a soffocarmi. Non resta che arrendermi e accettare inerme le pretese di ogni sillaba non pronunciata, di quelle in grado di originare un gran disordine nella vita, come se ogni fotogramma avesse atteso pigro la mia immaginazione per essere elaborato con meticolosità.

Non parlo, scrivo. Gelosamente custodita in una penna dall’inchiostro blu la mia anima rimescola emozioni".

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Altre opere

La mia famiglia a San Valentino

La mia famiglia a San Valentino

Una famiglia come tante nel giorno di San Valentino: cosa mai potrebbe accadere di insolito? Ho respirato il profumo del Salento, il sapore della tradizione antica di una terra bagnata dal mare e che ha imparato attraverso i secoli a farsi accarezzare dalla sabbia fine; di sfondo, il costante invito a recuperare la nostra autenticità per affermare ciò che realmente siamo, magari sorseggiando un calice di Negroamaro rosso. O un cicchetto di ottimo rum, dipende dai gusti. La trama si articola spedita tra provocazioni e dolorosa accettazione, per poi lavorare nello stomaco, rimandando suggestioni decise e prolungate, come i valori che contiene. Cavalera scrive senza inutili reticenze dell’amore familiare, della malattia mentale, della natura che non stupisce più, quando invece è pura magia, del prezioso ruolo che il dubbio dovrebbe tornare ad avere nella quotidianità di ciascuno di noi. Un’opera matura in ogni suo aspetto, un arazzo multicolore che riflette un cielo trapuntato di bagliori: non siamo mai davvero soli finché restiamo in vita e questo viaggio nell’anima ne è la dimostrazione. (Prefazione a cura di Cristina Alessandro)

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Risveglio

Risveglio

Undici storie tracciano il disegno degli Autori: prendere consapevolezza della contingenza esistenziale in cui si è inevitabilmente immersi. Si tratta di un’analisi concreta della vita, allorché le corde della coscienza iniziano a vibrare scatenando processi emotivi propulsivi. Stile e linguaggio dimostrano quanto “l’esistenza sia un pieno che l’uomo non può abbandonare”, si direbbe alla maniera sartriana. Si tratta di recuperare le chiavi di accesso al Logos, dis-incantati dinanzi a una realtà che richiede forza, coraggio, determinazione, militanza, interesse metafisico e psicologico nel rispetto di una vita che non può essere lasciata in balia del caso. Per ciascuno occorre piuttosto ri-trovare le condizioni di una cognizione di causa che diventi di volta in volta il preludio di nuovi cominciamenti. Questi racconti sono lo svolgimento di temi trattati nel tempo della vita, per decidere se e come abitare la complessità senza esserne travolti. Si valuta il peso di una ingombrante gravità sisifea della quale occorre liberarsi, affinché si illuminino le feritoie del vissuto, invitando a cambiare punto di s-vista. Un percorso benevolo di educazione alle emozioni, capace di offrirci la sua prorompente forza liberatoria. (Prefazione di Raffaella Scorrano)

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Chiunque tu sia

Chiunque tu sia

La vita, fino a quel momento, mi aveva insegnato con le cattive come rapportarmi con la solitudine e, anche se spinta da una naturale propensione ad assecondarla, mi sentivo troppo giovane per arrendermi. Avevo una voglia matta di innamorarmi; basta scappatelle, basta avventure, era arrivata l’ora dell’amore vero, capace di far contorcere le viscere tutte le volte che si guarda l’anima gemella dritta negli occhi. Ma la giusta vibrazione non la sentivo ancora, nonostante fossero passati due anni dal giorno in cui decisi di dare di nuovo il via alle ricerche di un vero compagno. Stringevo tra le mani un “tipo”, ma solo nella mia immaginazione; tipo perché, oltre a non conoscere la sua vita privata e lavorativa, non sapevo nemmeno come si chiamasse. Avevo avuto più di un mese per idealizzarlo, per fantasticare sul nulla. La mattina, appena sveglia, mi vedevo al suo fianco, a pranzo e a cena gestivo gli spazi a tavola come se fossimo già in due e la sera, quando andavo a dormire, mi avvinghiavo al cuscino fingendo di avere tra le braccia il suo corpo. Sì: il tipo sarebbe stato mio per sempre, finché morte non ci avesse separato.

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