
L'isola Ribelle
Ottobre del 1893 il giornalista de La Tribuna di Roma Andrea Pavan – alter ego di Adolfo Rossi – viene inviato in Sicilia per seguire gli scioperi dei Fasci dei Lavoratori, organismo precursore del movimento sindacale. Con lo stile del reporter maturato in America, al collo la sua Kodak e in tasca i taccuini, Pavan-Rossi girerà l’isola in carrozza, raramente in treno, più spesso a dorso di mulo facendo parlare senza pregiudizi i protagonisti di quelle lotte: contadini, operai, agrari, dirigenti dei Fasci, uomini politici ed esponenti di polizia. E poi, le donne: Pavan smonterà con le sue interviste lo stereotipo che le dipinge silenziose e sottomesse. Saranno proprio loro, infatti, la forza motrice che farà avanzare il movimento. Il giornalista, cresciuto in Veneto fra le frequenti inondazioni del suo Polesine, conosce da vicino la povertà dei contadini, avendo assistito e raccontato dei massicci esodi migratori dei suoi conterranei. E con la medesima partecipazione documenta di persona le condizioni disumane dei braccianti siciliani e dei carusi, arrivando perfino a calarsi direttamente nelle miniere di zolfo. In controluce, attraverso i suoi articoli, emergono le origini di mali ancora attuali: la mano di potenti e di politici corrotti, l’affermazione di una mafia agli albori, le carenze di infrastrutture moderne che già fin d’allora inchiodano la Sicilia ad una condizione di insanabile inferiorità. La crescente affermazione dei Fasci diventa presto una minaccia per l’ordine costituito: Pavan intuisce molto chiaramente il rischio di un assalto governativo, quasi lo profetizza. Il 4 gennaio del 1894 Crispi, nominato capo del governo, dà vita a una ferocemente repressione: proclama lo stato d’assedio sospendendo tutte le libertà, dichiara fuorilegge i Fasci dei Lavoratori facendo arrestare dirigenti e sostenitori. Il 30 maggio dello stesso anno, con un processo sommario, il tribunale militare di Palermo emetterà nei loro confronti delle condanne durissime.
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